Ma la carota è sempre stata arancione?
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No, non sempre. In origine, la carota era una radice selvatica bianca e sottile dal sapore piuttosto amaro. Fino al ‘500 carota e pastinaca sono difficili da distinguere. Per il cuoco romano Apicio la carota è una radice legnosa e biancastra, che lui propone di preparare fritta o in insalata. Compare a mazzi anche negli affreschi di Ercolano ancora biancastra.
Quindi quand’è che le carote sono diventate… color carota?
La leggenda più diffusa ci porta al XVI secolo in Olanda. La storia attribuisce l’origine della nuova colorazione ai contadini olandesi. Sarebbero stati quest’ultimi a trasformare e diffondere la carota in arancione, per onorare la nuova dinastia di Guglielmo d’Orange. I dipinti ci confermano la diffusione del color arancione: dal Cinquecento, i pittori olandesi e spagnoli spesso dipingono scene ambientate nei mercati. Ed in questi dipinti troviamo sempre più frequentemente la nostra carota arancione.
Una versione affascinante che tuttavia non ha prove a suo sostegno…e se non c’è dubbio che dal 500 siano stati gli olandesi a diffondere la coltivazione della carota nel resto dell’Europa, non è altrettanto certo che a loro sia da attribuire la creazione/selezione della nuova varietà.
Secondo altre fonti, infatti, i semi di carota arancione vennero introdotti per la prima volta in Europa da commercianti islamici che si muovevano tra i territori nordafricani dell’Impero Ottomano e la penisola iberica circa 200 anni prima che Guglielmo I d’Orange sbarcasse nei Paesi Bassi. Ci sono, inoltre, documenti in Spagna che mostrano la coltivazione di carote arancioni e viola fin dal periodo medievale.
La genetica sembra confermare questa seconda ipotesi. Siamo tra le due guerre mondiali in Unione Sovietica. Nikolai Vavilov (1887 – 1943) è tra i più importanti studiosi del suo tempo nel campo della genetica agraria. Ha una missione sociale: deve far fronte alla crisi alimentare determinata dalla grave situazioni agricola russa nei primi decenni del XX secolo. Vavilov parte dal presupposto che per migliorare i rendimenti delle colture agrarie sia necessario arricchirne la base genetica e poi operare la selezione, con il fine di scoprire e conservare le basi genetiche di specie spontanee. Queste individuate e coltivate potranno garantire la “sicurezza alimentare” alle generazioni future. Mentre conduce questa ricerca scopre forme di carote spontanee in Afghanistan e nel Kashmir. Il loro aspetto differisce dalle carote selvatiche dei nostri climi: le radici sono carnose, poco ramificate e il colore ha sfumature che vanno dal porpora al rosa al giallo aranciato.
Ecco dunque la nostra carota arancione. Una specie selvatica selezionata attraverso il lavoro di oscuri contadini tra l’Asia e l’Europa. Di più non sappiamo.
E la carota originaria? Quella era più scura, viola tendente al nero: è arrivata dall’Afghanistan diversi secoli fa. Da lì è migrata verso l’Iran e la Cina nel XII secolo.
E l’arancione può diventare rosso? Anche se parlar di rosso in questi giorni a Bologna non porta bene. Però, si, qualche fonte ci parla anche della carota rossa. Ibn al-Awwam, l’agronomo, ce ne parla nel XIII secolo, ma non ci dice di che rosso si trattasse. Nello stesso periodo Pietro de’ Crescenzi, scrittore e agronomo, parla di una purpurea rossa venduta a mazzi in Italia…è la carota?No, è più probabile che si trattasse di di barbabietola.
La carota è rimasta arancione. Al massimo è tornata gialla e speriamo che sia di buon auspicio anche per noi!
Arancioni sono anche quelle che vi proponiamo nella nostra cassetta …non provengono dal nostro campo ( poco adatto a questo tipo di ortaggio) ma dall’Abruzzo dove le caratteristiche della terra consentono un raccolto generoso anche nel biologico.

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