E se fosse Rosa? Storia del Radicchio
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Il colore che non ti aspetti…
Il suo nome scientifico è “Cichorium intybus”. E’ una cicoria. Del nome generico, appunto, cicoria è difficile ricostruire una chiara etimologia. C’è chi lo riconduce all’antico arabo, chi preferisce cercare l’origine nell’antico Egitto. Sul Greco abbiamo qualche fonte in più: gli antichi greci ad esempio chiamavano questa pianta kichora; ma anche kichòria oppure kichòreia.
E poi ci sono ovviamente i Romani, con il solito Plinio il Vecchio che nei suoi scritti cita questa pianta in quanto conosciuta già conosciuta nell’antico Egitto; mentre il medico Galeno la consigliava per curare il fegato.
All’estero questo ortaggio ha mantenuto il nome originale. Gli inglesi la chiamano chicory, i francesi endive (witloof) ma anche Chicorée e i tedeschi Wurzelzichorie oppure Cichoriensalat ma anche Wegwarte.
Noi invece lo chiamiamo radicchio.
L’etimologia è semplice, radicchio è un diminutivo di radice. Ma il nome ci racconta una storia di terra, uomini e lavoro. Una storia in gran parte veneta.
Per secoli il trevigiano fu il granaio della Repubblica Veneta: il radicchio era solo una delle tante culture marginali che venivano utilizzate dai contadini per nutrire gli animali e gli uomini in mancanza di meglio.
Un’erba selvatica a lungo confinata nella dimensione dei cibo dei poveri.
E’ solo tra ‘800 e ‘900 che il sapiente e minuzioso lavoro di tanti piccoli contadini porta alla selezione dei radicchi che oggi allietano le nostre tavole. Con l’introduzione della tecnica dell’imbiancatura il radicchio rosso trevigiano completa il suo processo di nobilitazione. La consacrazione arriva nel Natale del 1917, quando il radicchio raggiunge la mensa del re d’Italia.
E quindi chi ha inventato il radicchio moderno? Non lo sappiamo e non lo sapremo mai. E’ stato il lavoro oscuro di tanti contadini che, generazione dopo generazione, hanno migliorato le varietà locali. Il bello però di questa storia è che continua ad evolversi. Dal rosso i è passati al Rosa. E sempre i veneti sono stati protagonisti di questa storia. Incrociando quel che rimaneva del bianco di Lusia con il rosso Verona e poi riproducendo i semi continuando a selezionare i cespi migliori in qualche hanno ci hanno portato questo nuovo radicchio.
Noi lo coltiviamo da un paio di anni. Ci piace perché è più dolce rispetto a quello rosso. Infatti, le classiche note amarognole del radicchio sono accompagnate da un retrogusto dolce.

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